“Krishna sa che dovrai fare una lotta con la tua mente, contro i tuoi sensi e contro la tua intelligenza, però hai Lui come alleato esattamente come lo ebbero i Pandava. Ciò non vuol dire che non ci fu la battaglia; ci fu eccome! Se ti arrendi a Krishna non significa che non dovrai fare la battaglia, ma significa che la vincerai. Vincerai una grande battaglia.”

B.V.Atulananda Acarya Swami




venerdì 31 maggio 2019

"Costretti ad Inchinarci" di A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada

La seguente conversazione tra Sua Divina Grazia A. C. Bhaktivedanta
Swami Prabhupada e un ospite si è svolta nel settembre del 1968
al Centro Hare Krishna di Seattle

Ospite: Puoi spiegare che cosa è la sottomissione?

Srila Prabhupada: Sottomissione? Sì è semplice. Tutti devono essere sottoposti a qualcun altro. Tu non sei sottoposto a qualcuno?

Ospite: A livello materiale sì, ma spiritualmente non mi sento subordinato a nessuno.
 
Srila Prabhupada: Se comprendi il significato della vita spirituale, capirai che anche tu sei subordinato perché la tua natura è di essere subordinato. Che cosa intendi per spirituale e materiale?

Ospite: Bene, per esempio nel lavoro sono sottoposto al mio capo, ma per quanto riguarda il mio vero essere, quello spirituale, non mi sento sottoposto al mio capo né a nessun altro. In altre parole, non sento di dovermi inchinare davanti a nessuno, né che qualcun altro debba inchinarsi davanti a me.

Srila Prabhupada: Perché non vuoi inchinarti?

Ospite: Perché penso che non devo niente a nessuno, né che qualcuno mi debba qualcosa.

Srila Prabhupada: Ecco, è proprio questa la malattia materiale. Siamo obbligati ad inchinarci, tuttavia pensiamo di non doverlo fare. Questa è la malattia.

Ospite: Nessuno può costringermi ad inchinarmi.

Srila Prabhupada: Cerca di capire. Dici di non volerti inchinare — è giusto?

Ospite: Sì, fondamentalmente è vero.

Srila Prabhupada: Perché?

Ospite: Perché non mi sento inferiore a nessuno.

Srila Prabhupada: Questa è la malattia dell’esistenza materiale. Hai diagnosticato la tua malattia. Tutti pensano: “Voglio essere il padrone. Non voglio inchinarmi.” Tutti pensano così. Non sei il solo ad avere questa malattia; tutti hanno questa mentalità malata: “Perché devo inchinarmi? Perché devo essere sottoposto?” La natura però mi costringe ad essere sottoposto. Ora, perché le persone muoiono? Sai rispondere a questa domanda?

Ospite: Perché le persone muoiono?

Srila Prabhupada: Sì, nessuno vuole morire, eppure tutti muoiono. Perché?

Ospite: Sì, la morte è una realtà biologica.

Srila Prabhupada: Questo significa che la biologia è una forza! Tu sei sottoposto alla biologia. Allora perché dici di essere indipendente?

Ospite: Sì, sento di esserlo.

Srila Prabhupada: Ti sbagli. Questo è il punto. Tu sei sottoposto alla biologia e devi inchinarti. Quando viene la morte non puoi dire: “Oh, io non ti obbedisco.” Perciò tu non sei indipendente.

Ospite: Sì, io sono subordinato a Dio.

Srila Prabhupada: No, per ora lascia da parte Dio. Dio è molto lontano. Ora stiamo parlando della natura materiale. Cerca di capire che sebbene tu non voglia morire, sei costretto a morire perché non sei indipendente.

Ospite: Oh, sì, questo va bene.

Srila Prabhupada: Allora puoi comprendere la tua posizione di essere subordinato. Non puoi affermare: “Sono libero; sono indipendente.” Se pensi di non voler essere subordinato, di non doverti inchinare, allora sei malato.

Ospite: Va bene. Ma a chi o a che cosa dovrei inchinarmi?

Srila Prabhupada: Prima di tutto cerca di capire bene qual è la tua malattia. Poi ti prescriveremo la medicina. T’inchini alla morte, t’inchini alla malattia, t’inchini alla vecchiaia — t’inchini davanti a moltissime cose. Sei costretto ad inchinarti, tuttavia pensi ancora: “Non posso inchinarmi; non mi piace inchinarmi.” Però devi inchinarti. Perché dimentichi la tua posizione? Questa dimenticanza è la tua malattia. Il passo successivo è capire che poiché sei costretto ad inchinarti, devi trovare il modo di essere felice anche inchinandoti. E questo è Krishna. Dovrai continuare ad inchinarti, perché sei fatto per questo, ma se t’inchini a Krishna e al rappresentante di Krishna, sarai felice. Questa è la differenza.
Se non t’inchini a Krishna e al Suo rappresentante, sarai costretto ad inchinarti a qualcos’altro, a maya [la natura materiale di Krishna]. Questa è la tua posizione. Non sarai mai libero. Se invece t’inchini a Krishna e al Suo rappresentante, sarai felice. Per esempio, un bambino s’inchina sempre davanti ai suoi genitori ed è felice. Sua madre dice: “Mio caro figlio, per piacere vieni a sederti qui.” “Sì,” dice il bambino ed è felice. Questa è la natura della relazione del bambino con sua madre. Nello stesso modo Krishna e il Suo rappresentante sono come genitori amorevoli e noi siamo come bambini indifesi nelle grinfie di maya. Se invece c’inchiniamo davanti a loro saremo salvi e felici. Perciò non puoi evitare d’inchinarti — non è possibile. Devi solo trovare le persone adatte a cui inchinarti. Questo è tutto. Se pensi artificiosamente: “Non m’inchinerò davanti a nessuno; sono indipendente,” allora soffrirai. Devi inchinarti soltanto davanti alle persone giuste — cioè a Krishna e al Suo rappresentante.

giovedì 30 maggio 2019

VARNASRAMA-DHARMA di Srila Bhaktivedanta Swami Prabhupada

In qualsiasi parte del mondo, la società umana si divide in quattro gruppi sociali e quattro gruppi spirituali. I quattro gruppi sociali sono costituiti dal gruppo intellettuale, dal gruppo amministrativo e militare, da quello produttivo e da quello operaio. Ciò che determina l'appartenenza all'uno o all'altro dei gruppi non è un criterio ereditario, ma sono le qualità dell'individuo e la natura della sua occupazione. I quattro gruppi spirituali, invece, corrispondono ai quattro stadi della vita, cioè il periodo degli studi, di vita familiare, di vita ritirata e di vita devozionale. Queste divisioni sono necessarie nell'interesse di tutti, altrimenti nessuna istituzione sociale può crescere in modo sano. E per ciascuno di questi gruppi lo scopo dev'essere quello di soddisfare Dio, l'autorità suprema.
Questo sistema sociale, metodo naturale di sviluppo di una società civilizzata, prende il nome di varnàsrama-dharma. L'istituzione del varnàsrama è concepita per permettere di realizzare la Verità Assoluta, e non per favorire il dominio ingiustificato di un gruppo sugli altri. Ma quando, per un eccessivo attaccamento al piacere dei sensi (indriya-prìti), si dimentica il fine dell'esistenza, cioè realizzare la Verità Assoluta, gli egoisti abusano di questo sistema e si ergono a dominatori sui gruppi più deboli. Questo dominio ingiustificato è cosa ordinaria nel kali-yuga, l'età della discordia; ma gli uomini ancora sani di mente sanno bene che l'unico scopo della divisione della società in quattro gruppi sociali e quattro gruppi spirituali è quello di armonizzare i rapporti sociali per favorire pensieri più elevati e facilitare la realizzazione spirituale.
Il fine dell'esistenza, cioè la più alta perfezione possibile grazie al varnàsrama-dharma, è cooperare nel servire e soddisfare il Signore Supremo. 

mercoledì 29 maggio 2019

SARANAGATI (Rifugiarsi)



di Srila Bhaktivinoda Thakura

amara bolite prabhu! are kichu nai tumi i amara matro pita bandhu bhai
bandhu, dara, suta, suta - taba dasi das sei to sambandhe sabe amara prayas
dhana, jana, grha, dara tomara boliya rakha kori ami matro sebaka hoiya
tomara karjera tare uparjibo dhan tomara somsare byaya koribo bahan
bhalo manda nahi jani seba matro kori tomara samsare ami bisaya prahari
tomara icchaya mora indriya calana srabana, darsana, grhana, bhojana-basana
nija sukha lagi kichu nahi kori ar bhakativinoda bale, taba suka sar

"O Signore, non c'è niente che posso chiamare "mio". Tu solo sei mio padre, amico e fratello. I miei amici, mia moglie, i miei figli e le mie figlie in realtà sono solo Tuoi servitori. Per questo in qualsiasi modo io mi prenda cura di loro, è solo per soddisfare Te. Se continuo a mantenere la mia ricchezza, i membri della mia famiglia, la mia casa e mia moglie, lo faccio semplicemente perché sono Tuoi. Per quanto riguarda me, io sono solo un Tuo servitore.
Per servirTi guadagnerò e sosterrò le spese della Tua famiglia. Non mi preoccuperò di cosa potrebbe essere buono o cattivo per me. Penserò solo a servirTi. Non sono altro che un guardiano che custodisce le proprietà della Tua famiglia. In qualunque modo io usi i miei sensi, per ascoltare, per vedere, per odorare, o per gustare, lo faccio esclusivamente per soddisfarTi. Non farò più nulla per il mio piacere personale. Thakura Bhaktivinoda dice: "La Tua felicità è l'essenza di ogni cosa".

Questa è una canzone scritta alla fine dello scorso secolo da Srila Bhaktivinoda Thakura, un grande maestro spirituale della successione disciplica della Coscienza di Krishna. E' estratto da un'opera più vasta intitolata Saranagati (Rifugiarsi).
Srila Bhaktivinoda Thakura era un capofamiglia, con moglie e bambini, ed era un responsabile magistrato del governo. Nonostante il suo apparente coinvolgimento negli affari di questo mondo materiale, era perfettamente cosciente di Krishna, con mente, parole ed azioni pienamente dedicate al servizio di Sri Krishna. Secondo gli insegnamenti di Sri Caitanya Mahaprabhu, il maestro originario della Coscienza di Krishna nell'era moderna, una persona non ha bisogno di cambiare la propria posizione in questo mondo materiale, ma solo la propria coscienza. Questo è confermato in tutta la letteratura vedica. Non c'è bisogno di abbandonare la propria casa, il lavoro o la famiglia; bisogna cambiare solo la propria coscienza, da coscienza materiale a Coscienza di Krishna, e la propria vita diventerà sublime. Chi conosce la scienza di Krishna ed è pienamente assorto nella Coscienza di Krishna è un'anima liberata, anche in questo mondo materiale, ed è pienamente qualificato per essere un maestro spirituale.
In questa canzone, Srila Bhaktivinoda Thakura esprime l'ideale vita familiare in Coscienza di Krishna. Una persona cosciente di Krishna sa di non essere il corpo, ma un'anima spirituale nel corpo, e sa di essere un eterno servitore di Krishna, Dio, la Persona Suprema. Perciò vede la vita non in termini di relazioni corporee temporanee ma alla luce dell'eterna relazione con Krishna. Sa che solo Krishna è il vero proprietario e goditore di tutto e che Krishna è il parente intimo e l'amico più benevolo per tutti.
Sebbene le amicizie e la vita familiare in questo mondo materiale siano temporanee, i propri amici e parenti nella loro vera ed eterna identità, sono tutti servitori di Krishna, anche se ora possono non esserne consapevoli. La persona cosciente di Krishna perciò pensa sempre a come impegnare i suoi amici e parenti, e tutti gli esseri viventi, al servizio di Krishna. La chiave verso questa coscienza trascendentale è il canto dei santi Nomi del Signore, Hare Krishna Hare Krishna, Krishna Krishna Hare Hare, Hare Rama Hare Rama, Rama Rama Hare Hare. Un capofamiglia ha il dovere di mantenere la sua famiglia e provvedere alle sue necessità materiali, e, al contempo, è obbligato ad occuparsi del suo benessere spirituale. E' detto che una persona non dovrebbe diventare madre, padre, marito o insegnante se non può proteggere quelli che dipendono da lui dalle catene della morte, impegnandoli nel servizio devozionale a Krishna. Per fare questo una persona responsabile farà in modo che tutti, sotto la sua cura, cantino regolarmente Hare Krishna, studino le Scritture rivelate come la Bhagavad-gita e lo Srimad Bhagavatam e che si nutrano solo di krishna-prasada (cibo vegetariano offerto a Krishna con devozione).
Sebbene l'attaccamento alla casa, alla moglie, ai figli, agli amici e ai soldi sia un impedimento all'avanzamento spirituale, una persona cosciente di Krishna, sa che la famiglia, gli amici e i possedimenti che chiama "suoi" in effetti appartengono solo a Krsna. Perciò continua a portare avanti i suoi doveri materiali, ma solo per la soddisfazione di Krishna. Là dove un materialista opera nella vita mondana per soddisfare se stesso o i suoi amici e parenti, una persona cosciente di Krishna opera allo stesso modo, ma solo per soddisfare Krishna, il Signore Supremo. Perciò è un trascendentalista perfetto. Anche se partecipa agli affari mondani, non è mai contaminato da attaccamenti materiali. In questo modo ricorda un fiore di loto, che giace sempre sull'acqua ma non si bagna mai. Dedicando la propria mente, il corpo, la casa, e qualsiasi cosa abbia al servizio del Signore, rimane perfettamente situato nella vita trascendentale.

Ekadasi - Il giorno di Sri Hari.



"Cinque vascelli possono salvare le persone che affogano nell'oceano dell'esistenza materiale: Sri Visnu, la Bhagavad-gita, Srimati Tulasi devi, la mucca ed Ekadasi." (Sri Krishna a Garuda nel Garuda Purana).

"Tra tutte le piante, la sacra Tulasi è la più cara a Me, tra tutti i mesi, Kartika Mi è estremamente caro, tra tutti i luoghi di pellegrinaggio, la Mia amata Dvaraka è la più cara, e tra tutti i giorni, Ekadasi è il più caro." (Padma Purana: Uttara Khanda, 112.3)

CHE COS'E' EKADASI

Ekadasi è un giorno di austerità osservato regolarmente da coloro che seguono il sanatana-dharma, la Coscienza di Krishna. Eka significa 'uno', e dasi è la forma femminile di dasa, che significa 'dieci.' Ekadasi è dunque l'undicesimo giorno della luna, crescente o calante, di ogni mese. In questi giomi speciali bisogna digiunare da cereali e legumi, e dedicarsi con uno sforzo particolare a offrire servizio di devozione a Dio, la Persona Suprema, il Signore, Sri Krishna. Come afferma Srila Prabhupada nella Bhagavad-gita così comè (9.14, spiegazione), "Nel servizio devozionale ci sono alcune attività dette determinate, come il digiunare in certi giorni, ad esempio l'undicesimo giorno della luna, Ekadasi, e nel giorno dell'apparizione del Signore:" O anche (S.B. 3.27.22, spiegazione), "La rinuncia in Coscienza di Krishna è così potente da non poter essere deviata da nessuna illusione, per quanto attraente. Bisogna dedicarsi al servizio devozionale in pieno tapasya, austerità. Bisogna digiunare nei due Ekadasi, che cadono l 'undicesimo giorno della luna crescente e calante, e nei giorni che celebrano l'apparizione di Sri Krishna, Sri Rama, e Caitanya Mahaprabhu." Nel giorno di digiuno bisognerebbe, se possibile, evitare grandi sforzi fisici, e dedicarsi esclusivamente alle attività del servizio devozionale.
Una lettera di Srila Prabhupada a Jadurani devi dasi, datata 9 luglio 1971, lo conferma: "Perchè solo venticinque giri?" scrive. "Dovresti cantare il più possibile. In realtà, Ekadasi significa digiunare e cantare, e nient'altro. Così, quando si digiuna, diventa più facile cantare. In Ekadasi, dunque, bisogna sospendere ogni altro impegno, se possibile, a meno che ci sia qualcosa di molto urgente da fare." L'importanza di Ekadasi è spiegata nella Caitanya-caritamrita (Adi-lila, 15.9-10), in una conversazione tra Sri Caitanya e Sua madre, Sacidevi: Un giorno, Sri Caitanya Si gettò ai piedi di Sua madre, e la supplicò di concederGli un favore. Sua madre rispose, "Mio caro figlio, chiedimi ciò che vuoi." Allora il Signore disse, "Cara madre, ti prego, non mangiare cereali nel giomo di Ekadasi." Nel commento a questo verso, Srila Prabhupada scrive, "Fin dalla Sua più tenera infanzia, Sri Caitanya Mahaprabhu volle introdurre il metodo del digiuno nel giorno di Ekadasi." Chi digiuna in questo giorno, chiamato Ekadasi, non ottiene soltanto benefici spirituali, ma anche grandissimi benefici fisici. Sia la medicina naturale che quella ayurvedica raccomandano il digiuno per mantenere e migliorare la salute. In effetti, biologi moderni e antichi saggi sono d'accordo sul fatto che il digiuno è benefico per il fisico e per la mente. E' dunque naturale che il digiuno di Ekadasi possa prevenire e curare molte malattie.
Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada afferma nel commento allo Srimad-Bhagavatam (1.17.38): "Lo Stato che vuole sradicare la corruzione può introdurre i principi della religione nel modo seguente:  Due giorni di digiuno obbligatorio al mese, se non di più (austerità). Persino dal punto di vista economico, questi due giorni di digiuno al mese in tutto lo Stato faranno risparmiare tonnellate di cibo, e questa pratica avrà un effetto molto favorevole anche sulla salute generale dei cittadini..." Nella disciplina della Coscienza di Krishna, il digiuno praticato a intenrvalli regolari è molto raccomandato per migliorare la salute fisica e spirituale. La scienza dell'alimentazione ci insegna che il digiuno periodico apporta grandi benefici al corpo permettendo all'apparato digerente di riposare e purificarsi dall'interno. Dopo un digiuno, il corpo funzionerà in modo molto più efficiente. Ma, cosa ancora più importante per i devoti di Krishna, si ottiene un beneficio spirituale digiunando in certi giorni propizi, e seguendo scrupolosamente le regole prescritte. Così, i devoti coscienti di Krishna dovrebbero digiunare due volte al mese, l'undicesimo giorno della luna calante e della luna crescente.


PAPAPURUSA

Ma perchè proprio i cereali? La tradizione vaisnava che racconta di come, all'origine dei tempi, Sri Visnu diede origine a tutte le cose create, attraverso l'opera di Brahma. L'episodio che riporteremo è tratto dal Padma Purana, capitolo 11: il dialogo tra Jaimini Risi e Vyasadeva, suo maestro spirituale. "All'alba della creazione, Narayana creò gli esseri mobili e immobili, e per assegnare a ciascuno le reazioni dei propri peccati e punire i miscredenti, creò Papapurusa, la personificazione del peccato. La sua testa era l'uccisione di un brahmana, gli occhi erano il consumo di sostanze inebrianti, la bocca era il furto di oro, le orecchie i rapporti illeciti con la moglie del guru, le braccia l'uccisione della mucca, il naso l'uccisione della propria moglie, il petto l'aborto, l'addome i rapporti con la sposa di altri, lo stomaco l'uccisione dei propri parenti, il collo il furto di beni accumulati, l'ombelico l'uccisione dei subordinati, la vita il glorificare se stessi, le cosce le offese al guru, i genitali il vendere la propria figlia, i glutei il raccontare le cose segrete, i piedi l'uccisione del proprio padre, i capelli i peccati minori."
Papapurusa (papa = peccato, purusa = personificazione) aveva il corpo nero e gli occhi gialli, era orribile a vedersi e molto potente. Visnu pensò allora di creare qualcuno che lo controllasse, così manifestò Yamaraja e Pitriloka, e Si recò a visitarli. Appena giunto, Visnu fu accolto degnamente da Yamaraja, chiamato anche Dharmaraja, ma ben presto udì dei pietosi lamenti provenire dalle regioni infernali. Yamaraja Gli spiegò che si trattava degli abitanti della Terra, che a causa dei loro peccati erano caduti nelle regioni infernali. Sri Visnu, tanto misericordioso, pensò di essere il responsabile di quella sofferenza, poiché aveva creato le reazioni del peccato, perciò dal proprio corpo manifestò la divinità di Ekadasi. Così tutti, seguendo Ekadasi vrata, poterono tornare a Vaikuntha.

Papapurusa allora si avvicinò a Visnu, e dopo averGli offerto molte preghiere si gettò ai Suoi piedi scoppiando in lacrime. Visnu gli offrì allora una benedizione per consolarlo, e Papapurusa Gli chiese un luogo dove rifugiarsi, perchè Ekadasi lo stava per distruggere completamente: senza di lui tutti sarebbero tornati subito a Vaikuntha, e nel mondo materiale non sarebbe rimasto nessuno ad assistere ai giochi degli avatara. Papapurusa aveva invano cercato rifugio in tutti i tre mondi, ma Ekadasi devi lo scacciava continuamente. Nella Sua bontà, Visnu lo consolò e gli permise di rifugiarsi, durante il giorno di Ekadasi, nei cereali e nei legumi. Ed è così che dal punto di vista spirituale, mangiare cereali e legumi nel giorno di Ekadasi equivale ad assorbire una notevole quantità di reazioni nefaste: addirittura Papapurusa stesso, la personificazione del peccato.

lunedì 27 maggio 2019

SALTANDO ALLE CONCLUSIONI


La filosofia del Dr. Ranocchio 

Un'occhiata ai limiti dei nostri sensi e della nostra mente.

di Drutakarma dasa


C’era una volta una comunità di ranocchi che viveva in un pozzo vicino all’Oceano Atlantico. Nessuno di loro era mai stato fuori dal pozzo né conosceva qualcosa del mondo.
Un giorno un giovane ranocchio particolarmente atletico riuscì a saltare fuori dal pozzo e iniziò la sua esplorazione. Quando arrivò alla spiaggia e vide l’oceano rimase sbalordito. Non aveva mai visto nulla di simile e corse precipitosamente al pozzo per raccontare la sua scoperta. Il giovane ranocchio tornò al pozzo e chiese concitatamente di vedere il ranocchio più sapiente della comunità. Il vecchio ranocchio conosceva tutto ciò che c’era da sapere sulla sociologia, la storia e la geografia del mondo contenuto nel pozzo. Era un autentico depositario della conoscenza ranesca. Chiamiamolo Dr. Ranocchio.



“Dove sei stato?” chiese il Dr. Ranocchio al giovane esploratore. “Cos’hai visto?”.
“Ho visto una vasta distesa d’acqua”, rispose il giovane ranocchio.
“Quanto vasta? Era grande due volte il nostro pozzo?” E il Dr. Ranocchio si gonfiò un po’ apprezzando l’enorme vastità di quell’acqua.
“No, no, signore. E’ molto più grande. Sapete…”
“Era grande quattro volte il nostro pozzo?” Il Dr. Ranocchio si gonfiò un po’ di più.
“No, no, signore. Molto, molto più grande”.
“Dieci volte il nostro pozzo? Il Dr. Ranocchio si gonfiò prodigiosamente.
“No, non capite!”
A questo punto il Dr. Ranocchio si gonfiò di più e scoppiò.

Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada, fondatore in Occidente del Movimento per la Coscienza di Krishna, ha spesso raccontato questa storia per mettere in luce le limitazioni della scienza quando è applicata a questioni fondamentali quali l’origine dell’universo o l’esistenza e la natura di Dio. Gli stessi scienziati ammettono tali limitazioni. Nel 1980, Kenneth E. Boulding, presidente dell’Associazione Americana per lo Sviluppo della Scienza, affermò nel suo discorso al convegno annuale dell’organizzazione: “La cosmologia…è presumibilmente poco sicura, in quanto si limita a studiare un universo grandissimo basandosi su di un campione piccolo e mutevole. Noi lo abbiamo osservato attentamente soltanto per una minuscola frazione dell’arco totale del suo tempo e conosciamo a fondo una frazione ancora minore della sua ampiezza totale nello spazio”.
Le critiche di Srila Prabhupada alla conoscenza materiale riecheggiano la conoscenza contenuta nella letteratura vedica, il grande corpo di scritti filosofici indiani. Migliaia di anni fa i saggi vedici analizzarono le ragioni per cui la conoscenza acquisita attraverso i sensi materiali e la mente è imperfetta.
Prima di tutto i sensi in se stessi sono limitati e imperfetti. Secondo, siamo portati a cadere con facilità nell’illusione. Terzo, siamo soggetti all’errore. E quarto, tendiamo ad ingannare, a sostenere di essere in possesso della verità, mentre le basi della nostra conoscenza non sono solide.
Diamo ora uno sguardo ravvicinato a questi ostacoli della conoscenza acquisita con i nostri sensi materiali.

SENSI IMPERFETTI
Il primo problema che ci troviamo ad affrontare quando cerchiamo di ottenere informazioni accurate sul mondo esterno è la limitazione fisiologica dei nostri sensi o “soglia di percezione”. Prendiamo gli occhi, per esempio. Possiamo vedere solo una microscopica frazione dello spettro elettromagnetico totale. Un’onda elettromagnetica ha una gamma di lunghezza che si estende da un quadrilionesimo di metro a 100 milioni di metri. E di questo immenso apparato energetico possiamo solo vedere onde lunghe tra i 400 e i 750 millimicron (il millimicron è un miliardesimo di metro). Il viola si colloca all’incirca nella gamma dei 400 millimicron, il blu nei 450 circa, il verde nei 500 circa, il giallo nei 600 circa, e il rosso nei 700 circa. Qualsiasi cosa al di fuori di questa banda è invisibile ai nostri occhi.
Il nostro udito ha le stesse limitazioni. Le onde sonore vengono misurate in hertz o cicli al secondo. L’udito umano si estende dai 20 ai 20.000 hertz. Non riusciamo a sentire nessuna vibrazione al di sotto o al di sopra di questa gamma.
Se prendiamo in esame ciascuno degli altri sensi, li troveremo limitati nello stesso modo.
Perciò i nostri sensi sono imperfetti. Che dire, quindi, degli strumenti scientifici? Possono aiutarci ad ottenere conoscenze più perfette? In realtà, no. Rendono soltanto le cose più complicate. Il fisico Eugene Wigner, premio Nobel, mette in rilievo: “Persino se fotografiamo le stelle, dobbiamo probabilmente far intervenire i nostri sensi per capire ciò che mostra la fotografia. In sostanza, è chiaro che tutta la conoscenza ci arriva tramite i nostri sensi. Perciò, anche se ampliata o raffinata dagli strumenti, qualsiasi tipo di conoscenza basata sulla percezione sensoriale, non è più perfetta dei nostri sensi imperfetti”.

ILLUSIONE
Il nostro secondo difetto è quello di essere soggetti all’illusione. Molti di noi avranno provato a guidare un’automobile sull’autostrada in una giornata calda e avranno visto davanti a sé qualcosa che sembrava acqua, per poi scoprire che lì non c’era nulla. Perciò, anche se il Dr. Ranocchio fosse potuto uscire dal suo pozzo e avesse visto l’oceano, i suoi problemi di percezione non sarebbero stati per questo risolti. “E’ possibile che mi sbagli pensando che quella nuda striscia blu che sembra esservi là sia il mare”, dice il Dr. R.L. Gregory, direttore del Laboratorio di Percezione Mentale dell’Università di Bristol in Inghilterra. “Potrebbe probabilmente essere un sogno o potrei essere drogato. E’ poco probabile, ma possibile; perciò non ho alcuna certezza delle mie percezioni”.
Gli psicologi e gli altri studiosi della percezione hanno effettuato molte ricerche sull’illusione, in particolar modo nel campo dell’illusione ottica. Anche il senso del tatto è fortemente influenzato dall’illusione. Se la nostra mano è sufficientemente calda, l’acqua “calda” sembrerà fredda. E, al contrario, se la mano è fredda, l’acqua “fredda” sembrerà calda. Questo fenomeno porta a casi in cui è possibile percepire simultaneamente la stessa acqua come calda o come fredda. Se assaggiamo un’arancia dopo aver assaggiato dello zucchero, l’arancia avrà un gusto aspro, ma dopo un limone avrà un gusto dolce. Anche le illusioni uditive sono comuni, come dimostra chiaramente l’abilità del ventriloquio. Ma c’è anche un altro modo in cui la percezione normale ci pone in uno stato illusorio: gli oggetti dei nostri sensi variano continuamente di attimo in attimo. Non sono caratteristiche stabili della realtà. Questa difficoltà diviene particolarmente evidente quando proviamo a catalogare questi oggetti.
Nel suo libro Distorsione psicologica e sociale dell’Informazione, Charles K. West, professore di psicologia educativa dell’Università dell’Illinois, dice: “Chiamare un oggetto “carta” conferisce un senso di fissità che a volte maschera il fatto che si tratti di apparenza temporanea, di esistenza temporanea nel tempo e nello spazio”. La stessa osservazione è racchiusa nello Srìmad-Bhàgavatam, un trattato classico di filosofia che risale a cinquemila anni fa. Il Bhàgavatam descrive la manifestazione cosmica come “mondo dei nomi”. Nel suo commento a questo brano, Srila Prabhupada spiega: “L’intera manifestazione materiale è soltanto un gioco di nomi; infatti non è altro che una sconcertante creazione di materia come terra, acqua e fuoco. I fabbricati, i mobili, le automobili, le case, i mulini, le fabbriche, le industrie, la pace, la guerra e persino la più alta perfezione della scienza materiale, in particolar modo l’energia atomica e gli elettroni, non sono che gli incredibili nomi degli elementi materiali con le loro reazioni concomitanti”.

ERRORI
Un’altra difficoltà nella percezione sensoriale è che siamo soggetti all’errore. Il Dr. Gregory di Bristol (specialista del cervello) dice: “La scienza, con tutti i drammatici successi, ha anche generato dal suo inizio errori grossolani; le stelle come spilli in un globo di cristallo, l’elettricità e il calore come fluidi, il cervello come organo per il raffreddamento del sangue… Queste sono deviazioni drammatiche rispetto a ciò che noi ora sappiamo essere vero; e quando lo scoprirono ci furono deviazioni rispetto a ciò che allora sembrava essere vero”.
Un esempio recente di tali errori riguarda il brontosauro, meglio conosciuto come dinosauro, generalmente dipinto come un gigante dai denti smussati e dal muso rincagnato. Parlando dello scheletro in mostra nel Canergie Institute, il direttore del museo David Berman ammette: “Ha la testa sbagliata. Ci sono altri quattro musei che hanno in mostra scheletri di brontosauri e tutti hanno la testa sbagliata”. Si scopre adesso che i brontosauri avevano denti appuntiti e il muso allungato. La confusione sembra aver avuto inizio nel 1881, quando un rispettato paleontologo di Yale usò lo scheletro di un brontosauro, recuperato nel Colorado, per mettere insieme la prima raffigurazione dell’enorme rettile. Dice Berman: “Usò, in effetti, una testa trovata a tre o quattro miglia di distanza dallo scheletro, all’insaputa di tutti”. Il Prof. John McIntosh dell’Università di Wesleyan dice: “Fu una supposizione. Generalmente le sue supposizioni erano esatte in questo campo, ma quella volta sbagliò”.
 Un altro caso. Tre astronomi hanno recentemente scoperto un errore significativo nella Costante di Hubble, un’equazione usata come metro per misurare le enormi distanze dell’universo. La Costante di Hubble, così chiamata dal nome dell’astronomo Edwin P. Hubble, fu sottoposta a un numero tale di correzioni dal momento in cui l’astronomo l’aveva formulata, che molti scienziati la definiscono ora ironicamente: “la variabile di Hubble”. E’ chiaro che, a causa dei sensi imperfetti e della mente incline all’illusione, gli errori sono inevitabili.

INGANNO
Errare è umano, si dice, ma sfortunatamente a volte gli esseri umani vanno al di là dell’innocente errore e propagano deliberatamente falsità. Gli scienziati non ne sono immuni.
Per molti anni i libri di testo sull’evoluzione citavano normalmente l’Uomo di Piltdown per testimoniare la discendenza degli esseri umani da un antenato simile alla scimmia.
Nel 1912 gli archeologi portarono alla luce un cranio umanoide e una mandibola di scimmia da una cava di ghiaia a Piltdown, nelle isole britanniche. Si pensò che le ossa facessero parte della stessa creatura che fu debitamente ricostruita nella sua totalità e collocata nel British Museum come esempio della fase di transizione tra l’antica scimmia e l’uomo moderno. Nel 1953, però, alcuni ricercatori scoprirono che la mandibola attribuita all’Uomo di Piltdown aveva un’origine molto più recente e che era stata sottoposta a decolorazione per farle assumere l’apparenza di un fossile. Qualcuno, inoltre, ne aveva levigato i denti per cambiarne l’aspetto. In altre parole, l’Uomo di Piltdown era una frode evidentemente architettata da uno degli scopritori.
I Comitati del Congresso degli U.S.A. hanno indagato su asserzioni che imputerebbero di falso gli scienziati che lavorano con sovvenzioni dell’Istituto Federale di Ricerca perché falsificherebbero d’abitudine i loro esperimenti per ottenere il denaro. Il Los Angeles Times ha riportato: “Durante una delle sedute del congresso, il Dr. John long ammise sotto giuramento di aver falsificato i risultati della ricerca in un esperimento condotto sulla malattia di Hodgkin nel famoso Massachusetts General Hospital di Boston. Ammise anche di aver tenuto nascosta la scoperta fatta dai suoi collaboratori che le cellule da lui definite per anni cancerose umane, appartenevano in realtà a una scimmia crisotrice (scimmia dei Cebidi dell’America tropicale).
Tali incidenti non fanno altro che provocare grande costernazione nella comunità scientifica, preoccupata che la crescente sfiducia del pubblico verso la scienza provochi una riduzione nell’assegnazione dei fondi. Tuttavia, sembra che gli scienziati godano di una fiducia ancora abbastanza solida da parte del pubblico. Nel suo libro sull’informazione distorta, il Dr. Charles West dice: “L’informazione scientifica non deve essere soggetta alle insidie intellettuali ed emotive che influenzano le persone comuni. L’uso stesso del termine scientifico implica per molte persone che l’informazione sia altamente significativa, indiscutibile, spassionata, obiettiva, irreprensibile, non dogmatica e altamente razionale”.
Tuttavia, non è sempre così. Come osserva astutamente il Dr. West: “Gli scienziati hanno una visione del mondo che è relativa alle loro necessità e attitudini, ai loro valori e interessi, concetti e strutture proprio come qualsiasi altra persona, e le loro osservazioni e scoperte sono influenzate da questi fattori”.
Uno dei problemi è che la stragrande maggioranza degli scienziati è impiegata presso grandi istituzioni, in genere le maggiori università, le grandi società o il governo. Gli scienziati, quindi, oltre a essere ostacolati da tutte le imperfezioni della percezione sensoriale, sono sotto costante pressione per modificare le loro scoperte affinché siano soddisfatte le necessità delle istituzioni per le quali lavorano.
Come nota il Dr. West:  “Il controllo agisce in tutte le fasi di ricerca, inclusa la selezione, l’analisi dei dati, la formazione dell’ipotesi e la soluzione o l’articolazione delle scoperte”.

CONOSCENZA PERFETTA
Considerando tutto ciò, dovremmo essere fortemente dubbiosi sul modo in cui viene dipinto l’universo dagli scienziati, per non parlare delle loro idee su quesiti fondamentali quali l’origine della vita e l’esistenza di Dio. Questo significa che non potremo mai sperare di ottenere risposte a questi quesiti? No, ma significa che dobbiamo trovare un altro sistema per ottenerle.
Secondo la letteratura vedica, il modo per conoscere perfettamente le risposte a questi fondamentali quesiti è chiamato avaroha-panthà, la via discendente della conoscenza. Essa è in netta opposizione rispetto alla via ascendente della scienza materiale, il metodo di ricerca speculativa che si serve di mente e di sensi imperfetti. Come abbiamo visto, questa via ascendente non potrà mai portare alla conoscenza sicura. In quella discendente, invece, accettiamo la conoscenza da una sorgente perfetta, situata al di là dei nostri quattro difetti. Solo in questo modo potremo aggirare tali ostacoli e ottenere la conoscenza di Dio.
Consideriamo la situazione difficile in cui viene a trovarsi un uomo che non sa chi sia suo padre, perché il padre lasciò la casa prima della sua nascita. Come può il figlio accertare con sicurezza l’identità del padre? Un’alternativa per il figlio potrebbe essere quella di informarsi personalmente presso milioni di uomini, il che ovviamente sarebbe un noioso e probabilmente poco fruttuoso tentativo. Questa è la via ascendente della conoscenza. Un’altra possibile alternativa potrebbe essere che l’uomo s’informi direttamente sull’identità del padre presso sua madre. Questo metodo, l’unico metodo con una speranza di certezza, è la via discendente della conoscenza.
Il problema, naturalmente, consiste nel trovare la sorgente della conoscenza perfetta, come abbiamo prima messo in rilievo. Tale sorgente è particolarmente necessaria quando si cerchino risposte a quesiti sull’origine della vita e su argomenti riguardanti l’esistenza e la natura di Dio, in altre parole la Verità Assoluta.
I devoti di Srì Krishna considerano la letteratura vedica la sorgente primaria della perfetta conoscenza a proposito della Verità Assoluta. Occorre ammettere anche che è necessaria una certa quantità di fede per intraprendere il procedimento di realizzazione della verità contenuto nella conoscenza vedica, un procedimento conosciuto come bhakti-yoga , o servizio devozionale. Questa fede, tuttavia, non è differente dalla fede che è necessaria a una matricola di un corso di chimica per iniziare i suoi studi. Lo studente non può essere sicuro che gli esperimenti funzioneranno o che le informazioni contenute nei libri di testo siano esatte (in effetti, come abbiamo visto, è probabile che alcune non lo siano), ma ha fede nel suo professore, un esperto di chimica, e in tutti quelli che lo hanno preceduto, che hanno terminato il corso e gli studi e hanno confermato la loro piena fiducia nell’autenticità di quel ramo di conoscenza.
Similmente, quando un discepolo inizia il servizio devozionale si pone sotto la guida di un maestro spirituale, un esperto del servizio di devozione che insegna la conoscenza contenuta nella letteratura vedica e ha personalmente realizzato la Verità Suprema. Il neofita incontra anche altri devoti più avanzati che hanno realizzato parzialmente la Verità Suprema nella pratica del bhakti-yoga. Così egli stesso comincia a realizzare la conoscenza trascendentale mentre  continua a servire il Signore.
Per questa ragione la conoscenza che deriva dalla pratica del bhakti-yoga, sebbene al di fuori del campo dei sensi materiali e della mente, è scientifica, e lo è ancora più di ciò che normalmente accettiamo come fatto scientifico.
La letteratura vedica ci spiega che la conoscenza perfetta ha origine da Dio, la Persona Suprema, che è il Creatore e ha il controllo dell’intera manifestazione materiale. Se desideriamo comprendere il significato fondamentale di un quadro dobbiamo avvicinare l’artista che lo ha dipinto. Il pittore è la migliore sorgente di conoscenza per la comprensione dell’opera da lui creata. Similmente, il Signore Supremo è la migliore sorgente di conoscenza dell’universo. Egli non è intralciato dai difetti dei comuni esseri umani. I Suoi sensi sono perfetti e illimitati ed è completamente libero dalla propensione all’illusione, all’errore e all’inganno.
All’inizio della creazione Srì Krishna insegnò la perfetta conoscenza vedica a Brahmà, il primo essere creato dell’universo. Brahmà ripetè poi la stessa conoscenza perfetta a Nàrada, suo figlio e discepolo. Nàrada, a sua volta, la insegnò al saggio Vyasa, che la ripetè a Sukadeva Gosvàmì, suo figlio e discepolo. In questo modo la conoscenza vedica è arrivata ai nostri giorni attraverso una catena di successione di maestri. A un certo punto gli insegnamenti vedici furono messi per iscritto.
I testi vedici di maggiore importanza, come la Bhagavad-gìtà, contengono le esatte parole pronunciate da Dio, la Persona Suprema.
A differenza delle altre scritture che forniscono solo gli elementi più rudimentali della creazione, la letteratura vedica fornisce elementi particolareggiati sull’origine della manifestazione cosmica, dall’atomo ai vari sistemi planetari.
Il sistema migliore per conseguire la conoscenza perfetta è avvicinare un maestro spirituale autentico nella successione di maestri che risale a Dio la Persona Suprema, e studiare la letteratura vedica seguendo le sue istruzioni. La Bhagavad-gìtà consiglia: “Cerca di conoscere la verità avvicinando un maestro spirituale. Ponigli delle domande con sottomissione e servilo. Le anime realizzate possono trasmetterti la conoscenza perché hanno visto la verità”. E la Mundaka Upanisad afferma: “Per imparare la scienza trascendentale si deve avvicinare un maestro spirituale che faccia parte di una genuina successione di maestri spirituali e che sia fisso nella Verità Assoluta”. Il legame con il maestro spirituale è a tal punto importante che il discepolo tradizionalmente prega: “Offro i miei rispettosi omaggi al mio maestro spirituale, che con la torcia della conoscenza ha aperto i miei occhi accecati dal buio dell’ignoranza”.
Accettando la conoscenza trascendentale trasmessa dalla catena dei puri devoti di Krishna, si possono superare i difetti della mente e dei sensi materiali e raggiungere la comprensione scientifica della Verità Assoluta. L’alternativa è la filosofia del Dr. Ranocchio, che in ultima analisi è una rovina totale.   
 


sabato 18 maggio 2019

"IL GUSTO DIVINO SI RISVEGLIA NELLA CONTINUA CONNESSIONE" di Srila B.R.Sridhara Deva Gosvami Maharaja



Tato ‘nartha-nivrittih syàt: Se riesci ad adottare questo, le cose indesiderabili dentro di te sompariranno facilmente ed in fretta. Tato nisthà: Troverai nella tua vita, allora, una continua connessione con questo principio che agirà costantemente, e qualsiasi altro desiderio indegno ed effimero non avrà la capacità di avvicinarti e toccarti. Poi, troverai ruci, un gusto reale per la Divinità. Prima di questa fase fondamentale, qualsiasi gusto che pensiamo di avere è solamente un inganno, e non è vero gusto. Nisthà significa nairantarya; quando ci stabiliamo nella connessione continua, ventiquattro ore al giorno, con questa sostanza incantatrice, un gusto reale sorgerà, e potremo dipendere totalmente da questo sapore. Qualsiasi gusto che possiamo trovare in un’altra posizione non è affidabile e non è un gusto reale. Per eliminare tutti gli incanti di questo mondo, sono necessarie ventiquattro ore di connessione con la Divinità. Poi ruci, il gusto cosciente che sorgerà in noi, sarà la nostra autentica guida.
Dopo di questo sorge asakti, l’affinità naturale. Poi, i sintomi di bhàva, la fase di “bozzolo” del “fiore” del prema, amore divino, fanno la loro apparizione. Questo è il sentiero del nostro progresso. Se ci dovesse, però, qualche traccia di imitazione, allora si produrranno solamente offese. Queste offese verranno registrate nel circolo degli esaminatori della regione superiore, e verremo marcati come squalificati, criminali e inetti. Questo si rivolterà contro di noi, impedendo il nostro progresso futuro. Dobbiamo essere molto attenti nel non commettere offese, aparàdha. E’ meglio essere un nuovo arrivato, avere una nuova presentazione, piuttosto che avere una storia criminale, pregiudizievole per noi. Dobbiamo essere molto, molto attenti nella ricerca dell’obiettivo più elevato della nostra vita eterna. Questo avvertimento è stato dato in maniera speciale dal nostro Guru mahàràja, Srìla Bhaktisiddhànta Sarasvati Thàkura, colui che ci ha attratto nella linea della devozione esclusiva.

sabato 11 maggio 2019

"Servizio Incondizionato" di Srila B.R. Sridhara Maharaja


Cerca solamente di adeguarti al suono, l’elemento più sottile di questo piano, e attraverso lui continua a coltivare la vita spirituale attraverso un’attitudine di servizio, altrimenti tutto sarà inutile. Ci viene raccomandato di avvicinare la Divinità attraverso l’elemento più sottile di questo mondo grossolano. Benché, apparentemente e attualmente, questa energia non rappresenta nulla per noi, in realtà consiste tutto.
Così, accetta la cosa più sottile. Se la sincerità, però, non sarà presente, la nostra ricerca sarà vana. Impara a darti, impara a “morire”, ad abbracciare la morte ad ogni secondo; anche nella nostra sfera d’azione troviamo l’attitudine “fai questo o muori” nei politici ambiziosi, negli attivisti sociali, etc.
In ogni dovere e ad ogni passo sono pronti a sacrificare la loro vita per la causa. Se uno abbraccia questo principio di vita, progredirà sicuramente e rapidamente verso il successo.
Quando ti avvicini allo spirito di una vita elevata, devi invitare la morte ad ogni passo. Dona te stesso con il desiderio più intenso di farlo o di morire. Ad ogni istante mantieni la tua esistenza con questa attitudine: “Trionferò o morirò”. Con questo spirito dona te stesso, avvicinati al suono. “dare per ricevere”. Se desideri offrirti con questa idea, sarai trasformato in un autentico candidato per il mondo superiore.
Servizio significa donarsi, dedicarsi; questa deve essere l’attitudine per avvicinare questo piano. In questo modo, tutte le coperture dell’ego svaniranno una ad una, e l’essere genuino sorgerà e sceglierà la propria terra: “Questo è il mio focolare”. Tante coperture ci stanno deviando verso varie direzioni, allontanandoci dalla nostra svarupa, il nostro reale sé (un servitore, nel piano elevato, dell’intero organismo). La Bellezza sta giocando e danzando nel proprio affetto e nella propria dolcezza, e noi possiamo raggiungerla seguendo l’idea di “farlo o morire” ad ogni istante. Attraverso la nostra abnegazione possiamo acquisire la nostra fortuna, e non con un atteggiamento egoico che vuole solamente raccogliere ed utilizzare informazioni per i propri piani egoistici.
Adau sraddhà tatah sàdhu-sanga ‘tha bhajana-kriyà (Bhakti-rasàmrta-sindhuh, Pùrva 4.15). Progredire con fede, mantenendo l’associazione dei devoti e dedicando le nostre attività al Signore. Questo significa che dobbiamo andare avanti con l’animo disposto a disfarsi di questa vita. “Farlo o morire” significa, certamente, non in senso fisico, ma spirituale (bhajana-kriyà). Questo è donarsi, sopprimere il falso ego.

domenica 5 maggio 2019

"Ognuno sta cercando il Rasa..." di Srila B.R.Sridhara Deva Gosvami Maharaja



Ognuno sta cercando il rasa, il piacere. Lo status del rasa è il più elevato. Come persone abbiamo la nostra natura soggettiva, ma il rasa, il piacere, ha la propria esistenza super-soggettiva. E’ una persona. Il rasa è akhila rasamrita murtih, la riserva di tutto il piacere. Egli è Krishna. Il rasa è Krishna. Non vi può essere rasa in nessun altro luogo se non in Krishna. Lui è la fonte originale di tutti i differenti tipi di rasa. Così, per nostra natura costituzionale, dobbiamo cercare Krishna.

Nel Brahma-sutra è detto: “Indaga riguardo la causa suprema di questo mondo. Cerca!”. Da dove vengono tutte le cose? Come mantengono la loro esistenza? Per mezzo di chi? E, per ultimo, dove va a finire tutto dopo la morte? Questo è brahman, spirito, il piano più essenziale da dove tutto emana, dove tutto permane e, finalmente, dove tutto rientra. Dov’è il brahman? Il Brahma-sutra ci consiglia di porci delle domande sulla causa principale, quella che soddisfa tutti. Srì Caitanya la sostituì, lo Srimad Bhagavatam la sostituì con Krishnanusandhana: la ricerca di Srì Krishna.
Brahma-jijnasa, la ricerca dello spirito, è una cosa arida. E’ solo l’esercizio della tua facoltà di pensiero, una truffa della ragione. Lasciala dov’è. Comincia la ricerca di Srì Krishna e spegni la sete del tuo cuore. Rasa jijnasa, raso vai sah. Le cose acquisite dalla tua ragione non ti soddisferanno. Jnana, la conoscenza, non può, in realtà, spegnere la tua sete; invece di brahma-jijnasa, accetta Krishnanusandana e comincia la ricerca di Srì Krishna.
Dov’è Krishna? La nostra vera esigenza sarà soddisfatta solo ottenendo il servizio a Krishna, e da nessun’altra cosa. Dobbiamo cercare di soddisfare le esigenze più profonde del nostro cuore. A noi non interessa sapere dove siamo o chi è che controlla tutto, bensì desideriamo realmente spegnere la nostra sete per il rasa, madhurya, la dolcezza. Non dobbiamo ricercare la conoscenza o il controllore di questo mondo; dobbiamo cercare il rasa, anandam, la bellezza e il fascino.
Srì caitanya Mahaprabhu e lo Srimad Bhagavatam ci hanno insegnato cosa dovremmo mendicare, perché dovremmo pregare e cosa dovremmo desiderare. Essi ci hanno insegnato questo: “Se mendichi, mendica per Krishna, non per qualche altra cosa”. Di conseguenza, il destino dei Vaisnava, gli studenti del Bhagavata e i seguaci di Mahaprabhu, è votato alla ricerca di Srì Krishna. Non vogliamo altro che Krishna.
I Veda dicono: “srinvantu visve amritasya putrah”:

O voi, figli del nettare, figli dell’oceano nettareo,
per favore, ascoltatemi.
Voi siete nati nel nettare, siete nati per gustare nettare,
e non dovete permettere a voi stessi di essere soddisfatti
da niente altro che nettare.
Così, benché fuorviati possiate essere in questo momento,
Svegliatevi! Alzatevi! Cercate quel nettare, quella soddisfazione.

I Veda ci dicono Om. Om significa un grande “Sì. Quello che stai cercando esiste! Non scoraggiarti!”
I Veda dicono che l’oggetto della nostra ricerca interiore esiste. La comune ricerca di tutti i cuori esiste, e la tua sete sarà spenta. Per tua costituzione sei concepito per quello scopo e lo meriti; così, non avere paura, non ti dare per vinto. E’ già implicito nel tuo essere. Tu non potrai mai essere essere soddisfatto da qualche altra cosa. Preparati, così, dopo la tua lunga ricerca, a ricevere quell’antico e dimenticato nettare nella sua piena forma e qualità. Svegliati! Alzati! Cerca la tua fortuna; non potrai che averla. E’ un tuo diritto di nascita. E’ la ricchezza della tua stessa anima. Non può che essere dentro di te. Non hai altre cose da fare, non altro impegno che Krishnanusandana, la ricerca di Srì Krishna, la Dolce Realtà.