“Krishna sa che dovrai fare una lotta con la tua mente, contro i tuoi sensi e contro la tua intelligenza, però hai Lui come alleato esattamente come lo ebbero i Pandava. Ciò non vuol dire che non ci fu la battaglia; ci fu eccome! Se ti arrendi a Krishna non significa che non dovrai fare la battaglia, ma significa che la vincerai. Vincerai una grande battaglia.”

B.V.Atulananda Acarya Swami




venerdì 22 febbraio 2019

"Qualsiasi sforzo teso a celebrare le glorie di Krishna equivale al canto del Santo Nome". Nettare di Srila Prabhupada


Parlando del Sesto Canto dello Srimad-Bhagavatam, Prabhupada si riferì ripetutamente al commento di Sridhara Swami che risale al dodicesimo secolo.
Sridhara Swami disse che il canto è sufficiente, anche senza principi regolatori, per liberare le persone. Come si spiega questa affermazione, dato che lo stesso Sridhara Swami parla anche di principi regolatori? L’idea è che il canto del santo nome è così potente che può immediatamente liberare chi lo canta. Ma poiché noi siamo inclini a cadere ripetutamente, ecco che sono necessari i principi regolatori…
La mattina, a mezzogiorno e la sera dovremmo sempre cantare il mantra Hare Krishna con fede e devozione. Facendo ciò, è possibile evitare un’enorme quantità di condizioni miserabili di vita col solo canto. Dovremmo quindi essere molto attenti e pieni di fede. Dovremmo sapere che non appena ci mettiamo a cantare, Krishna danza sulla nostra lingua. Perciò dovremmo essere molto attenti e rispettosi”.
Ogni sera Prabhupada si serviva del commento di Sridhara Swami come testo.
Sridhara Swami fa questo esempio: non conoscendo l’esistenza di una medicina così buona, l’uomo prende migliaia di medicine. Similmente, senza conoscere il mantra Hare Krishna, i grandi sostenitori dei principi religiosi si dedicano a tante e difficili cerimonie religiose. In realtà non ve n’è bisogno. La cosa più importante, Sridhara Swami lo mette in rilievo con grande enfasi, è soltanto il canto del mantra Hare Krishna senza la comprensione di alcuna cerimonia rituale...”
Il commentario di Sridhara Swami era pieno di citazioni tratte da diverse scritture circa il beneficio supremo ottenuto col canto dei santi nomi di Krishna.
Poi Sridhara Swami dice: akila-cestitam. Questo significa che qualsiasi sforzo teso a celebrare le glorie di Krishna equivale al canto del santo nome. Quando esci per fare proseliti, per spingere questo movimento, forse le persone pensano che non stai cantando. Ma se tu stai parlando al fine di fare un membro a vita, questo discorso equivale al canto del mantra Hare Krishna perché è akila-cestitam. La vita di un individuo deve essere dedicata soltanto al servizio di Krishna”.

lunedì 18 febbraio 2019

"MISURANDO L'INFINITO" di Srila B.R.Sridhara Deva Gosvami Maharaja

La fede è l’unico strumento affinché il finito possa misurare l’Infinito. Per riconoscere l’Infinito, tutti gli altri metodi sono futili. La fede è la sostanza più estesa dentro di noi. Può coprire una lunga, lunga distanza. Nell’Infinito, che tipo di fede possiamo avere nell’ambito della fede? Temiamo la fede cieca. Tuttavia, nell’Infinito, l’impossibile diventa possibile. Ogni cosa è possibile, ma solo la fede ha la possibilità di metterci in connessione con l’Infinito, mentre tutti gli altri metodi sono inutili.
La fede è l’unico vincolo effettivo. Dobbiamo avvicinarci all'oggetto della nostra ricerca attraverso un piano simile. Possiamo avvicinarci all’Infinito solo con l’aiuto di sraddha. Non possiamo sperare di avere una qualche connessione con il piano più sottile dell’esistenza fondamentale con l’aiuto dell’occhio, della narice o dell’orecchio, e neppure con l’aiuto dell’intelligenza o della ragione. Se vogliamo avere una connessione con il piano più sottile che è alla base di questa creazione, è possibile solamente attraverso la fede {sraddhamayo yam purusah}. Sraddha, la fede, può percorrere una grande distanza. Dobbiamo essere capaci di sentire e concepire che la fede non è meramente immaginaria; possiede una sua posizione tangibile, una posizione molto efficiente dentro di noi. Quando potremo disconnetterci da ogni fase di esperienza sensoriale, potremo vivere solo nella fede. Quando tutta la ricchezza dell’esperienza ci avrà defraudato disilludendoci, la nostra fede ci salverà.
Nel tipo superiore di devozione, non esiste nessun altro desiderio oltre a quello che Krishna o i Suoi associati vengano a salvarci o aiutarci, o che Egli stesso si mostri a noi. Imporre il nostro capriccio su di Lui non è vero servizio. Qualsiasi cosa Egli voglia fare, potrà farla, e qualsiasi cosa possa esserci richiesta, dovremmo considerarci fortunati di avere l’opportunità di fornirla. Eliminati completamente tutti i nostri desideri, dovremmo situare noi stessi a disposizione del Signore Supremo, che non dovrà mai eseguire nessuno dei nostri ordini o esaudire nessuno dei nostri desideri.
Per natura, Krishna è ansioso di somministrare ogni cosa ai Suoi devoti {yoga-ksemam vahamy-aham, Gita 9.22} Ai devoti più elevati, però, non piace che Lui somministri loro qualcosa, o che Lui renda loro servizio. Tale è la purezza della loro devozione. Attraverso la loro fede, pensano: “Lui è il mio Signore. Non voglio avere il Suo darshana semplicemente per soddisfare la mia inferiore facoltà sensoriale di percepire che Lui esiste“. E’ un genere di fede molto basso considerare che solamente se possiamo vederLo, saremo soddisfatti del fatto che Lui esiste. Non abbiamo la capacità di vederLo. Fare di Lui il nostro oggetto, mantenendo noi stessi come soggetto, è un genere molto basso di fede. Però la fede più elevata, la più intensa, prova completamente che Lui è questa meravigliosa causa di tutte le cose, che Lui è presente.

sabato 16 febbraio 2019

"IL CONCETTO KRISHNA" di Srila B.R.Sridhara Maharaja

Il grande richiamo, il richiamo divino; la chiamata viene dalla dimensione superiore, la dimensione divina. “Svegliati, alzati. Cerca la tua fortuna”. Non puoi fare a meno di farlo, è un tuo diritto di nascita, è la ricchezza della tua anima. Qui c’è la relazione con la Divinità Superiore. Non può stare senza di te. Tu sei una Sua creatura, tu esisti nella Sua connessione e relazione. Deve esserci una connessione dentro di te. Non avere paura della tua presente posizione, non essere deluso. Così, devi predicare ovunque. “Venite tutti. Voi volete rasam anandam, la dolcezza della delizia, la personificazione differenziata di Krishna a Vrindavana, e questa è molto magnanimamente distribuita a Navadvipa, il luogo di nascita di Sri Caitanya Mahaprabhu.”
Il concetto della coscienza di Krishna è il concetto superiore, il bene Assoluto, la bellezza Assoluta, l’autocrate Assoluto, l’Infinito. Vaikuntha, nella sua più completa concezione, è Goloka. Vaikuntha non ha kuntha, non ha limiti. Questo è Vaikuntha, il concetto dell’infinito. Essere in consonanza con la coscienza di Krishna è considerato l’obiettivo più elevato, l’Assoluto, l’autocrate, e la bellezza. Il buono, il bello, raso vai sah. akhila rasamrta murti. Tutti i concetti di rasa sono armonizzati. Il concetto Krishna dell’Assoluto armonizza le differenti varietà di rasa. raso vai sah. akhila rasamrta murti. Non è comprensibile per i nostri attuali sensi. Nella proposta di Vrindavana, l’Infinito è molto più vicino al finito, aprakrta. aprakrta è il luogo dove l’Infinito si è avvicinato di più agli esseri finiti, come se fosse uno di loro. Quando si trova così vicino, così prossimo, nessuno può riconoscere se Egli sia l’Infinito oppure no. Mahaprabhu ci ha suggerito: “Cercate di ottenere la vostra fortuna a Vrindavana. Lì c’è un processo così meraviglioso: Nanda e Yasoda, il padre e la madre di Krishna, hanno catturato l’Assoluto, e Lui sta gattonando nel loro giardino {aham iba nandath vande yasyalinde param brama} cercate di assicurarvi una posizione li, per quanto insignificante possa essere. Cercate di trovare la vostra fortuna.” Siamo alla ricerca di tale fortuna, dove tutti gli altri propositi vengono eliminati.
kam prati kathayitum ise samprati ko va pratitim ayatu
go-pati-tanaa-kunje gopa-vadhuti-vitam brahma
“A chi posso dire questo, e chi ci crederà, che il Supremo Assoluto, il Param Brahman, l’amato delle damigelle di Vraja, gioisce nei boschetti sulle rive della Yamuna?” {Padyavali, 98}
E’ inconcepibile che il Brahman, il più grande, l’Assoluto, sia venuto a cercare anche il più piccolo amore delle gopi della classe delle pastorelle. Lui si è avvicinato in un modo così familiare, ravvicinato, in uno stile rurale e ordinario. Cerca di ottenere la tua fortuna lí.
Ci stiamo giustamente sforzando di fare questo, sotto la guida di Sri Caitanyadeva, che viene compreso come la combinazione degli aspetti positivo e negativo dell’Assoluto. Il positivo è impegnato a distribuire Sè stesso agli altri. Mahaprabhu è questo aspetto infinito e inconcepibilmente generoso del Supremo.
Sri Caitanyadeva è tutti e due, Radha e Krishna combinati. Egli è Krishna, nella modalità di Radha, alla ricerca di Sè Stesso. Egli è tutti e due, l’aspetto positivo e negativo dell’Assoluto.
La scuola Sankara e altri impersonalisti proclamano che quando il positivo e il negativo si combinano, il risultato ottenuto è un tipo di equilibrio. In accordo alla filosofia Vaisnava, invece, la combinazione è dinamica. La Sua natura diventa quella della ricerca di Sè Stesso, la ricerca del Suo proprio essere positivo, nella modalità del negativo. In questa ricerca, Egli Stesso si distribuisce agli altri. Il negativo attrae il positivo, e il positivo viene distribuito al pubblico. Questa è l’essenza di Sri Caitanya Mahaprabhu. Gli associati intimi del Signore hanno rivelato tale concetto, e saremo capaci di concepirlo in accordo all’intensità e al grado della nostra fede.

giovedì 14 febbraio 2019

"Krishna è Così Gentile" di Srila A.C.Bhaktivedanta Swami Prabhupada


Kṛṣṇa è Così Gentile

 Lettura SB 3.25.26 -- Bombay, 26-11-1974

Quando Arjuna vide Kṛṣṇa faccia a faccia , Kṛṣṇa gli stava insegnando la Bhagavad-Gita. Vedere Kṛṣṇa e leggere la Bhagavad-gita, è la stessa cosa. Non c'è differenza. Qualcuno, dice che "Arjuna è stato piuttosto fortunato di vedere Kṛṣṇa faccia a faccia e ricevere istruzioni". Questo non è corretto. Kṛṣṇa, può essere visto immediatamente, a condizione che abbiate gli occhi per vederLo. Perciò viene detto premāñjana-cchurita ... Prema e bhakti, la stessa cosa. premāñjana-cchurita-bhakti-vilocanena santah sadaiva hṛdayeṣu vilokayanti [Bs. 5,38]. Vi racconterò una storia a questo proposito. Un brāhmaṇa del sud dell'India stava leggendo la Bhagavad-gītā, nel tempio di Raṅganātha. Era analfabeta. Non sapeva nè il sanscrito nè alcuna lettera; analfabeta. La gente del quartiere lo sapeva, "Quest'uomo è analfabeta, e sta leggendo la Bhagavad-gītā". Egli apriva la Bhagavad-gītā: "Uh, uh..." e faceva in questo modo. Così qualcuno lo prendeva in giro: "Allora, brāhmaṇa, com'è che leggi la Bhagavad-gītā?" Egli poteva capire, "quest'uomo mi sta prendendo in giro perché sono analfabeta". Comunque, capitò che anche Caitanya Mahāprabhu quel giorno si trovasse nel tempio di Raṅganātha, ed Egli potè capire, "Qui c'è un devoto". Quindi, Egli si avvicinò a lui e gli chiese: "Mio caro brāhmaṇa, che cosa stai leggendo?" Il brahmana riuscì a capire che quell'uomo non lo stava prendendo in giro. Così disse: "Signore, leggo la Bhagavad gītā." Sto cercando di leggere la Bhagavad-gītā, ma sono analfabeta. il mio Guru Mahārāja mi disse: "Devi leggere diciotto capitoli al giorno", ma io non ho conoscenza. Non riesco a leggere. tuttavia, il mio Guru Mahārāja mi ha detto di fare cosi, quindi sto solo cercando di eseguire il suo ordine e sfoglio solo le pagine, questo è tutto. Io non so come leggere". Caitanya Mahāprabhu disse: "Vedo che tu piangi, a volte" "Sì, piango". "Come fai a piangere se non riesci a leggere?" "No, è perché quando prendo questo libro, la Bhagavad-gītā, io vedo una figura dove Kṛṣṇa è così gentile che ha accettato di guidare il carro, sārathi, di Arjuna. Egli è il Suo devoto, ma Kṛṣṇa è così gentile che accetta la posizione di un servitore. perché Arjuna ha ordinato: "Tieni qui il mio carro", e Kṛṣṇa era al suo servizio. "Così, Kṛṣṇa è così gentile. Quindi, quando vedo questa immagine nella mia mente, piango". Caitanya Mahāprabhu immediatamente lo abbracciò, "Tu stai leggendo la Bhagavad-gita". Senza alcuna istruzione tu leggi la Bhagavad-gītā. Lui lo abbracciò.
Quindi questo è ... Come faceva a vedere l'immagine? Perché lui era un amante di Kṛṣṇa, e non importa se poteva leggere questi śloka o meno. Ma egli era assorto nell'amore per Kṛṣṇa, e lo vedeva. Kṛṣṇa era seduto lì, e guidava il carro di Arjuna. E' questo che viene richiesto. 

VRINDA KRIPA BHAVAN
Via Argelli 14, 47922
Rimini, Italy

 Movimento per la Coscienza di Krishna

mercoledì 13 febbraio 2019

"Non Sanno Che C'è Una Prossima Vita" di Srila A.C.Bhaktivedanta Swami


Non Sanno Che Cè Una Prossima Vita

Lettura Caitanya Caritamrita, Adi-lila 7.1 - Atlanta,1-3-1975
 
(leggendo): "Una persona nello stato condizionato dell'esistenza materiale si trova in una atmosfera di impotenza.. Ma l'anima condizionata, illusa da maya, dall'energia esterna, pensa di essere completamente protetta dal suo paese, dalla società, dall'amicizia e dall'affetto, non sapendo che, al momento della morte, nessuna di queste cose potrà salvarlo".. Questa si chiama maya. Ma lui non ci crede. Sotto l'influsso dell'illusione di maya, non credono che ci sia modo di salvarsi da qualcosa. Liberazione, salvezza: significa liberare se stessi dal ciclo di nascite e morti ripetute. Questa è la vera liberazione, ma loro non lo sanno. (leggendo) "Le leggi della natura materiale sono così forti che nessuno dei nostri beni materiali può salvarci dalle mani crudeli della morte." Tutti lo sanno, questo è il nostro vero problema. Chi non ha paura della morte? Tutti hanno paura della morte. Perché? Perché ogni essere vivente non intende morire. Egli è eterno, quindi la nascita, la morte, la vecchiaia e la malattia sono seccature per lui. Perché lui è eterno, egli non prende nascita, na jayate, e ciò che non nasce non può morire, na mriyate kadācit. Questa è la nostra posizione attuale, quindi abbiamo paura della morte. Questa è la nostra naturale inclinazione. Quindi: salvarci dalla morte è il primo dovere del genere umano. Stiamo insegnando questo Movimento per la Coscienza di Kṛṣṇa. Non sanno che esiste una prossima vita solo per questo scopo. Questo dovrebbe essere l'obiettivo di tutti. Questa è l'ingiunzione degli sastra -Scritture-. Coloro che sono custodi, il governo, il padre, il maestro, sono custodi dei bambini. Loro dovrebbero sapere come dare protezione al mondo; na mocayed yah samupeta mṛtyum. Allora, dov'è presente questa filosofia, nel mondo? Non esiste una filosofia del genere. Il Movimento per la coscienza di Kṛṣṇa è l'unico che integra questa filosofia; non capricciosamente, ma dalla letteratura Vedica autorizzata, sastra. Questa è la nostra richiesta. Stiamo aprendo diversi centri in tutto il mondo per il bene della società umana, loro non conoscono lo scopo della vita, non sanno che c'è una prossima vita dopo la morte. Queste cose non le sanno. C'è una prossima vita senza dubbio, e ci si può preparare per la prossima vita in questa vita stessa. Si può andare nei sistemi planetari più elevati per un migliore benessere materiale. Si può rimanere qui in una posizione sicura. Proprio come è detto,
yānti deva-vratā devān
pitṟn yānti pitṛ-vratāḥ
bhūtāni yānti bhūtejyā
mad-yājino 'pi yānti mām
(BG 9.25)
Così, ti puoi preparare per una vita migliore sui pianeti celesti o in una società migliore in questo mondo, e si può andare nei pianeti dove vivono i fantasmi. Oppure si può andare nel pianeta dove Kṛṣṇa risiede. Tutto è aperto per voi. yanti bhūtejyā bhutani mad-yājino 'pi yanti mam. E' necessario semplicemente prepararsi. Proprio come nella gioventù i giovani vengono istruiti, qualcuno sta per diventare ingegnere, qualcuno sta per diventare medico, altri stanno per diventare avvocato e così molti altri professionisti si stanno preparando per ricevere un'educazione, allo stesso modo, ci si può preparare per la nostra prossima vita. Questo non è difficile da capire. Ma non credono in una prossima vita, nonostante ciò sia una cosa di buon senso. In realtà c'è una prossima vita perché lo dice Kṛṣṇa, e siamo in grado di capire la filosofia, con un pò di intelligenza, che ci sarà una prossima vita. Quindi la nostra proposta è che "Se avete avuto modo di prepararvi per la prossima vita, allora perché non vi prendete la briga di fare preparativi per tornare a casa, tornare a Dio?" Questa è la nostra proposta. 


VRINDA
Associazione Internazionale per lo Studio 
della Cultura Hindu-Vaisnava

VRINDA KRIPA BHAVAN
Via Argelli 14, 47922,
Rimini, Italy.

lunedì 11 febbraio 2019

"Abbandonarsi a Srì Guru" di Srila B.R.Sridhara Swami


Persino gli eruditi rimangono perplessi nel capire cosa sia il bene e cosa sia il male, cosa accettare e cosa rifiutare (kim karma kim akarmeti kavayo ‘py atra mohitah). Persino gli eruditi sbagliano nel comprendere quali siano le loro reali necessità. Questo mondo materiale è una giungla di perplessità, dove l’anima accetta tanti tipi di corpi in differenti tipi di coscienze. Viene affermato nelle “Leggi di Manu”:

jalaja nava laksani
sthavara laksa vimsati
krmayo rudra-sankhyakah
paksinam dasa laksanam
trimsal laksani pasavah
catur laksani matusa

Esistono 900.000 specie di esseri acquatici, 2.000.000 specie di alberi e piante, 1.100.000 specie di insetti e rettili, 1.000.000 specie di uccelli, 3.000.000 specie di animali a quattro zampe e 400.000 specie di esseri umani. Manu asserisce che gli alberi posseggono una forma così disperata come risultato del loro karma. La loro sensazione di dolore e di piacere è simile alla nostra, la loro anima non è inferiore, ma vivono una situazione disagiata a causa del loro karma, perciò non possono fare altro che biasimare loro stessi per la situazione in cui si trovano. Questo è lo stato delle cose nel mondo esterno. Viviamo in un ambiente afflitto da gravi ideologie sbagliate, da fraintendimenti, inganni e cattivi comportamenti. Come possiamo essere certi di ciò che è giusto o sbagliato, di ciò a cui dovremmo aspirare o rigettare? Numerose alternative si accalcano una sull’altra, venute per influenzarci, e quando questo piano coperto dall’illusione e influenzato dall’inganno è colmo di tali diversità, come possiamo sperare di riconoscere l’infinito mondo spirituale di Vaikuntha? Con quale attitudine dovremmo avvicinare quel regno trascendentale situato oltre il regno dei sensi e della mente (adhoksaja)?

Il Guru Sincero
Dobbiamo adottare qualsiasi risorsa e accettare qualsiasi compagnia che ci aiuti a guadagnare l’entrata in quel regno. Dovremmo cercare di avere anche la più piccola connessione con quello scopo perfetto che è la nostra innata aspirazione. Siamo senza aiuto, senza speranza nel mezzo della delusione, siamo in estremo pericolo, facciamo affidamento sul nostro libero arbitrio, sulla nostra capacità di comprendere veramente in cosa consiste il nostro bene, ma è talmente debole da non essere in grado di guidarci. In quale pericolo siamo! Tutto, intorno a noi, è testimone di questo pericolo. Un guru autentico che ci guidi verso il nostro vero benessere è sommamente importante! Una guida adeguata è la cosa più preziosa e importante per tutti noi, perché ci troviamo nel mezzo di più forze che ci strattonano e ci attraggono verso più direzioni. Dobbiamo essere attenti e imboccare la giusta direzione, perché se accettiamo la guida di chiunque e ovunque, saremo solo sviati. Questa direzione ci viene fornita da Krishna nella Bhagavad-gita:

tad viddhi pranipatena
pariprasnena sevaya
upadeksyanti te jnanam
jnaninas tattva darsinah

Cerca di conoscere la verità avvicinando un maestro spirituale, ponigli delle domande con sottomissione e servilo. L’anima realizzata può rivelarti la conoscenza perché ha visto la verità””

I Requisiti di un Discepolo
Krishna ci fornisce, qui, il modello sul quale basarci per capire da una fonte autentica “ciò che in verità è”. Il campione di misurazione della verità e della menzogna non deve venire da un piano viziato e vulnerabile, ma da un piano reale, e per realizzarlo dobbiamo possedere questi tre requisiti: pranipat, pariprasna e seva. Pranipat significa che dovremmo arrenderci a questa conoscenza non ordinaria, priva di un soggetto che può diventare oggetto, perchè essa stessa è super-soggetto. Noi possiamo essere i soggetti in questo mondo grossolano, ma per essere toccati dalla super-conoscenza di quel piano, dovremo diventarne gli oggetti. Pranipat significa avvicinare un Maestro Spirituale con la seguente attitudine: “Ho terminato con le esperienze di questo mondo esterno, non ho nessuna attrazione per questo piano nel quale ho già viaggiato. Ora offro me stesso esclusivamente sul Tuo altare. Desidero ricevere la Tua grazia”. Dovremmo avvicinare la più alta conoscenza con questo sentimento. Pariprasna significa onestà, domanda sincera. Dobbiamo porre delle domande abbandonando la tendenza alla discussione e lo spirito di controversia. Tutti i nostri sforzi dovrebbero essere incentrati verso un atteggiamento positivo idoneo per apprendere la Verità, lasciando lo spirito dubbioso e sospettoso. Con piena attenzione dovremmo cercare di capire la verità, perché ci viene data da un piano di realtà superiore che non abbiamo mai conosciuto. Per concludere troviamo seva, servizio. Questo è l’aspetto più importante. Stiamo cercando di giungere alla conoscenza non per ricavare un aiuto da quel livello, non per poter utilizzare quell’esperienza in questo piano di vita, ma per impegnarci a servirla. Solo con questa attitudine possiamo avvicinare quel livello di conoscenza. Dovremmo servire la più alta conoscenza, non cercare di farci servire da essa, altrimenti non ci sarà concesso di entrare in quel mondo. La conoscenza suprema non ci viene data per servire questo piano inferiore, ma per offrire noi stessi ed essere utilizzati da Lei. Non dobbiamo cercare di usarla egoisticamente per soddisfare i nostri bassi scopi. Lui non deve dedicarsi a noi per soddisfare i nostri scopi animaleschi; al contrario, siamo noi che dovremmo dedicarci a Lui in un sentimento di servizio. Con questa attitudine dobbiamo cercare il piano della vera conoscenza e ricevere un modello di comprensione che ci faccia capire “ciò che in verità è” ed avere un’appropriata valutazione del nostro ambiente. Nella cultura Vedica la conoscenza assoluta è sempre stata impartita solo con questo processo e mai attraverso un approccio intellettuale. Srila Prabhupada Bhaktisiddhanta era solito fare l’analogia dell’ape: il miele è nella bottiglia, il tappo la chiude e l’ape è seduta sul vetro. Essa cerca di gustare il miele leccando la bottiglia, ma così come l’ape non può gustare il miele in questo modo, gli intellettuali non
possono avvicinare il mondo dello spirito. Possiamo pensare di averlo raggiunto, ma non è cosa possibile: la barriera è lì, proprio come il vetro della bottiglia. Il conseguimento intellettuale non è il conseguimento reale della conoscenza superiore. Solo attraverso la fede, la sincerità e la dedizione possiamo raggiungere quel regno superiore e diventarne membri. Possiamo entrare in quel piano superiore solo se ci viene dato un visto per esserne ammessi; solo in questo modo possiamo entrare nella terra dell’esistenza divina. Un candidato deve possedere questi tre requisiti per essere in grado di avvicinare la verità, la quale è situata sul piano superiore della Realtà Assoluta. E’ possibile avvicinare la Verità Assoluta solo con un’attitudine di umiltà, sincerità e dedizione.
Nello Srimad-Bhagavatam e nei Veda troviamo una affermazione simile. Nelle Upanisad è detto:

tad vijnanartham sa gurum evabhigacchet samit panih srotriyam brahma nistham

Avvicina un maestro spirituale non casualmente o esitando, ma col cuore candido e sincero.”

domenica 10 febbraio 2019

"Sull'importanza della protezione" di Srila A.C.Bhaktivedanta Swami Prabhupada


Nei giorni gloriosi che precedettero l'avvento dell'era di Kali, i bràhmana, le mucche, le donne, i bambini e i vecchi erano tutti protetti e la società intera ne traeva grandi vantaggi:
1) La protezione dei bràhmana assicura il mantenimento del varnàsrama-dharma, l'istituzione che offre il metodo scientificamente più sicuro per elevare tutti i membri della società al piano della vita spirituale.
2) La protezione della mucca assicura abbondanza di latte, il più miracoloso fra tutti gli alimenti, che raffina i tessuti sottili del cervello permettendo così di cogliere i valori superiori dell'esistenza.
3) La protezione della donna preserva la sua castità, e quindi la purezza morale dell'intera società; così saranno concepiti uomini di natura esemplare, capaci di mantenere la società in un'atmosfera di pace, quiete e progresso.
4) La protezione del bambino dà all'essere che ha ottenuto la forma umana le condizioni migliori per intraprendere la via che lo libererà dalle catene della materia. Il bambino dev'essere protetto fin dall'istante del concepimento con l'esecuzione del rito purificatore detto garbhàdhàna-samskàra, che segna l'inizio di una esistenza pura.
5) La protezione degli anziani dà loro la possibilità di prepararsi per un'esistenza migliore dopo la morte.
Questo regime di protezione che copre tutta la società si fonda su quei fattori che distinguono una società di uomini realizzati da una società di cani e gatti, anche se raffinati. E' assolutamente proibito uccidere un bràhmana, una mucca, una donna, un bambino o un vecchio; inoltre, la minima offesa nei confronti di queste creature innocenti ha l'effetto di accorciare l'esistenza di chi se ne rende colpevole. Nell'era di Kali questi principi non sono per nulla osservati, e per questo motivo la longevità degli uomini è diminuita considerevolmente. 
Anche la Bhagavad-gìtà insiste sulla protezione della donna affermando che quando le donne si corrompono per mancanza di protezione nasce una progenitura indesiderabile, detta varna-sankara. D'altra parte, colui che offende una donna casta vedrà ridotta la durata della sua esistenza. Così Duhsàsana, fratello di Duryodhana, e tutti i suoi compagni, per aver oltraggiato Draupadì, modello di castità, andarono incontro a una morte precoce. Questi sono alcuni esempi delle intransigenti leggi del Signore. 

"L'imperfetto non sarebbe tale se non avesse bisogno di aiuto" di Srila B.R.Sridhara Maharaja


Errare è umano. Errare è inevitabile per tutti noi, esseri imperfetti, ma nessuno desidera rimanere imperfetto. In ognuno di noi esiste un elemento animato che tende alla perfezione. Se così non fosse, non sentiremmo nessun desiderio. Certo, la nostra tendenza verso la perfezione è molto debole e limitata, anche se potremmo ottenere lo scopo ultimo in un attimo. La nostra capacità limitata e la tendenza alla perfezione aprono le porte alla guida di un guru. L’imperfetto non sarebbe tale se non avesse bisogno di aiuto. Il Perfetto non sarebbe tale se non potesse sostenere Se stesso o se non potesse aiutare gli altri spontaneamente. La guida alla perfezione o alla Verità Assoluta, perciò, è necessariamente una funzione dell’assoluto Sé, e l’agente divino attraverso il quale questa si manifesta è Sri Guru, la Guida Divina. Per un ricercatore della Verità Assoluta, la sottomissione al guru è inevitabile. Una classe di pensatori crede, comunque, che "laddove la ricerca scientifica sia possibile, perché una più alta conoscenza spirituale non può evolversi dal suo interno?" Queste persone sono ignoranti riguardo la natura più essenziale della conoscenza assoluta, ovvero che Egli solo è il Soggetto Assoluto, e che tutti noi, costituzionalmente, siamo solo un oggetto nei confronti della Sua visione onnisciente. È impossibile per l’occhio vedere la mente, perché l’occhio può avere una connessione con la mente solo quando quest’ultima gli presta attenzione. Similmente, la nostra connessione con la Conoscenza Assoluta dipende, per lo più, dal Suo dolce volere. Noi dobbiamo dipendere unicamente dal Suo agente, il nostro Maestro Spirituale, attraverso il quale piace donarSi. La società umana, con la sua cultura elevata, non è altro che una parte infinitesimale dell’Assoluto Dinamico. Come possiamo capire o sviluppare qualsiasi concezione della conoscenza spirituale dell’Infinito Incondizionato al di fuori del metodo di rivelazione diretto e positivo? Tutti i giganti intellettuali possono solo sentirsi dei pigmei al cospetto della Onnipotenza Onnisciente, la quale Si riserva il diritto di dare Se stessa solo attraverso i Suoi agenti. Per una nostra migliore conoscenza e sincerità, però, non dobbiamo abbandonarci a un falso agente. Nelle condizioni attuali non siamo di molto aiuto a noi stessi, perché allo stato presente siamo guidati soprattutto dai nostri precedenti samskara (natura acquisita). “Uccelli dalle stesse piume volano insieme”. Sebbene, generalmente, si sia sopraffatti dall’abitudine, esiste in una qualche misura la possibilità di una libera scelta, in modo particolare nella specie umana; la correzione, altrimenti, sarebbe impossibile e la punizione mera vendetta. La realtà può sostenere se stessa. La luce non necessita dell’oscurità per dar prova di sè. Il sole, da sé, può stabilire la propria supremazia su tutte le altre luci. Di fronte ad un occhio aperto e candido, il sad guru (la guida reale) risplende sopra tutti i professori. Sri Guru si manifesta soprattutto in due modi; dall’interno come direttore e dall’esterno come precettore. Entrambe le funzioni dell’Assoluto aiutano l’anima individuale, disciplinando la ricerca dello scopo assoluto. Nel nostro attuale stato caduto non siamo in grado di catturare correttamente le ingiunzioni della guida interna, così la manifestazione misericordiosa del precettore è il nostro solo aiuto e la nostra sola speranza. Allo stesso modo, però, è solo per la grazia del guru interno che possiamo riconoscere il vero precettore esterno e sottometterci ai Suoi santi piedi. Un discepolo autentico dovrebbe sempre essere consapevole che la sua più grande fortuna non è altro che un gentile sguardo del Signore Assoluto, non il diritto di esigere o l'esercizio di una prepotenza. Siamo costituzionalmente equipaggiati solo per essere dei validi recipienti del favore di Dio. Dovrebbe essere chiaro che l’anima individuale non potrà mai essere effettivamente come la Persona Suprema; nemmeno nel suo stato liberato o pienamente realizzato può essere ‘uno’ con il Signore. La concezione distorta del “tutt'uno” è stata introdotta dalla pigra indiscriminazione dell’Assoluta Personalità dall’orbita luminosa che ruota attorno alla Sua casa eterna, spirituale e beata. L’anima individuale, infatti, costituisce solo una parte di un particolare potere di medio valore del Signore Supremo, e come tale può essere convertita da entrambe le parti. L’anima individuale differisce dall’Entità Assoluta sia per qualità che per quantità ed è unicamente un’entità dipendente dall’Assoluto. In altri termini, il Signore Supremo Krishna è il Maestro e la jiva individuale è costituzionalmente Sua subordinata, ossia la Sua servitrice. Questa costante relazione è veramente salutare per la jiva. Il timore della schiavitù non trova un sostegno a causa della libera scelta e dell’immenso guadagno che se ne ricava. La libertà e l’individualità della jiva non sono compromesse dalla sottomissione al Bene Supremo, ma ne traggono profitto. La libertà e l’interesse individuale sono parti e particelle dell’Assoluto; Egli è la loro casa, così come un pesce è a casa nell’acqua o un animale in un’atmosfera salubre. La libertà, come tutte le altre qualità della Suprema Personalità, è illimitata e trascendentale. Tutte le entità sono armonizzate grazie alle sole funzioni parziali di queste qualità. Sri guru non è propriamente uguale al Signore Supremo, ma rappresenta pienamente l’essenza dell’intera potenza spirituale e incarna il più vasto ed eccellente servizio e favore del Signore. Essendo il Suo servitore più idoneo, è potenziato da Dio per reintegrare tutte quelle anime fuorviate, curando il loro stesso interesse. Il guru è il messaggero divino della speranza immortale e della gioia in questo mondo mortale e miserabile. Il suo avvento è l’evento più felice e auspicioso per le entità sofferenti, e può essere paragonato al sorgere della stella polare che può guidare il viaggiatore perduto nel deserto. Un gentile tocco della misericordiosa mano di Sri Guru fa cessare la pioggia incessante di lacrime da tutti gli occhi piangenti. Un patriota o un filantropo possono solo peggiorare il problema col loro frenetico e futile tentativo di alleviare le pene radicate in un’anima sofferente, così come un dottore sprovveduto rende un paziente sfortunato. Oh, quando questa povera anima realizzerà la grazia incondizionata di Sri Gurudeva!

  “The Harmonist”.1934