“Krishna sa che dovrai fare una lotta con la tua mente, contro i tuoi sensi e contro la tua intelligenza, però hai Lui come alleato esattamente come lo ebbero i Pandava. Ciò non vuol dire che non ci fu la battaglia; ci fu eccome! Se ti arrendi a Krishna non significa che non dovrai fare la battaglia, ma significa che la vincerai. Vincerai una grande battaglia.”

B.V.Atulananda Acarya Swami




domenica 31 dicembre 2017

"L'INVESTIGATORE ONESTO" da "I Sermoni del Guardiano della Devozione" di Srila B.R.Sridhara Deva Gosvami maharaja



Risultati immagini per srila sridhar maharajL’INVESTIGATORE ONESTO

Dobbiamo notare la differenza tra un servitore ed un commerciante. Molti si avvicinano con dei propositi mercanteggianti, ma il carattere del vero devoto deve essere quello di un servitore. Srì Prahlàda disse che chi si associa con i sàdhu, sperando in qualcosa per il proprio interesse personale, sta facendo “affari” con i sàdhu. Egli pensa: “Quanto posso guadagnare e quanto devo spendere?”. Il puro devoto, invece, non deve avere alcun interesse separato. Al contrario, deve cercare di immergersi nell’interesse del Signore. Non importa in quale posizione si trovi; che sia un brahmacàrì, sannyàsì, grhastha, vànaprastha  o qualsiasi altra posizione, deve essere disposto ad immergersi (visàte tad anantaram).
Lui non desidererà mantenere un conto separato. Il suo esclusivo obiettivo sarà entrare nella famiglia del Signore. Questo è il principio fondamentale della devozione pura. Tato màm tattvato jnàtvà, visàte tad-anantaram  (Bhagavad-gita 18,55). Vogliamo arrenderci, essere uno con l’interesse del Signore, e non avvicinarci, fare delle domande e appropriarci delle risposte per poi fare un commercio con esse in varie maniere. Una volta, mentre mi venivano formulate svariate domande, contestai: “Questa non è un ufficio informazioni”. L’indagatore impuro vuole soddisfare la sua oziosa curiosità oppure essere maestro di molti argomenti, così sarà capace di dare soluzioni ai problemi di tutti e ottenere qualche relativa posizione. Ha molte motivazioni, ma non può comprendere la necessità reale.



LA MIA UNICA DOMANDA E’: COME POSSO ESSERE UTILIZZATO QUI?

Vengono richiesti articoli specifici per eseguire l’adorazione, come incenso, fiori, lampade etc. Similmente, se desideriamo ottenere il piano super-soggettivo, ci servono tre specifiche cose: pranipàt, pariprasna e sevà. Senza questi tre ingredienti, la nostra ricerca sarà imitativa, inconsistente e ridicola.
Pranipàt significa “arrendersi e gettarsi ai piedi dell’Adorabile”. “Ho terminato con tutte le attività della mia vita attuale; non ho trovato nulla che abbia potuto soddisfare gli obiettivi della mia vita. Finalmente, dopo aver terminato il mio andirivieni, sono venuto qui”. Questo è il sintomo pratico di pranipàt.
Pariprasna significa “investigazione sincera”. L’investigazione sincera e onesta è permessa. Lo spirito di tale investigazione è: “desidero sapere in che modo posso essere utilizzato. Tutto l’incanto per la vita è arrivato alla fine. Il mio unico interrogativo è: “Come posso essere utilizzato qui?”
E sevà, servizio, è il fattore più importante. “Sono venuto a servire ed essere utilizzato per la causa per la quale ho investigato. Non sono qui per prendere qualcosa.Voglio solo servire, non ho altro motivo”.

tad vijnanartham sa gurum evabhigacchet
samit panih srotriyam brahma-nistham

Abhigacchet significa samyak-gacchet: “Senza biglietto di ritorno”. Abhi significa “completamente”. Ho perduto completamente l’incanto per la mia vita passata; sono venuto ad arrendermi, srotriyam brahma-nistham, a chi può insegnarmi, a chi si trova in una posizione divina e che possiede tanta conoscenza teorica quanto pratica riguardo l’obiettivo. Senza questo processo, tutto sarà inutile.

tasmàd gurum prapadyeta, jijnasuh sreyah uttamam
sàbde pare ca nisnàtam, brahmany upasàmasray
Tasmàd significa “conseguentemente”. Poiché il candidato ha perduto tutto l’incanto per il mondo e per la sua vita passata, si è avvicinato conseguentemente con l’unico obiettivo di cercare qui un posto onorevole per la sua vita futura. Prapadyeta significa prapannam, arrendersi, consacrarsi esclusivamente alla causa. Jijnàsuh sreyah uttamam. Egli è venuto in cerca di una vita elevata. “La vita non elevata è rimasta indietro; posso avere una vita elevata qui?”. Pertanto, lui si sta arrendendo a colui che è esperto nei due aspetti della verità. La realtà (pare) così come viene descritta nella letteratura (sabde o sruti-sàstre), è verità rivelata e proiettata dalla dimora superiore, al di là di questo mondo di esperienza sensuale (Srìmad-Bhàgavatam 11.3.21).
Nello Srìmad-Bhàgavatam, Srì Prahlàda Mahàràja rifiutò di accettare qualsiasi benedizione che il Signore gli offrì. Disse: “Colui che accetta qualcosa come premio per il servizio reso a Te, non è un servitore, ma un commerciante” (na sa bhrtyah sa vai vanik, Srìmad-Bhàgavatam 7.10.4). Coloro che si avvicinano al Guru e a Krishna con interessi separati, sono venuti solamente a fare affari. Sono venuti per ottenere qualcosa che soddisfi i loro interessi egoistici. Dobbiamo essere molto attenti ad evitare tale caratteristica in noi. “Perché sono venuto?”. Potrebbero esserci molti motivi.
Dopo che un famoso e rinomato gosvàmì ben versato nello Srìmad-Bhàgavatam terminò la sua dissertazione pubblica, Srìla Gaura Kisora dàsa Bàbàjì Mahàràja, che era presente durante la lettura, ordinò al suo servitore: “Purifica questo luogo con acqua e sterco di mucca!”.
Il servitore si meravigliò: “Perché? Il luogo è già purificato; la recitazione dello Srìmad-Bhàgavatam, Bhàgavata-kathà, ha avuto luogo qui”.
Srìla Gaura Kisora dàsa Bàbàji disse: “Tu hai ascoltato il Bhàgavatam, ma io ho ascoltato solamente “denaro, denaro, denaro”. Il Gosvàmì era stato molto desideroso di avere Srìla Gaura Kisora dàsa Bàbàji presente alla lettura; la pubblicità riguardo la presenza di Srìla Gaura Kisora dàsa Bàbàji nell’ascolto della sua spiegazione sullo Srìmad-Bhàgavatam avrebbe dato al conferenziere una grande possibilità di ottenere più denaro. Lesse lo Srìmad-Bhàgavatam unicamente per questo proposito, e non per soddisfare il Bhàgavatam o Krishna. Lo fece per i suoi affari, non per il proposito del Bhàgavatam. Commerciare con il Bhàgavatam  è una offesa, aparàdha, contro il Bhàgavatam, ed è molto pregiudizievole per la pura devozione. La cosa più importante è l’attitudine verso la devozione. Srìla Srìdhara Swàmì, il rinomato commentatore dello Srìmad-Bhàgavatam, ha stabilito: sa càrpitaiva sati yadi kriyeta, na tu krtà satì pascàd arpyeta”. “Il servizio devozionale deve prima essere offerto al Signore, e poi eseguito. Non eseguito e poi offerto”.