“Krishna sa che dovrai fare una lotta con la tua mente, contro i tuoi sensi e contro la tua intelligenza, però hai Lui come alleato esattamente come lo ebbero i Pandava. Ciò non vuol dire che non ci fu la battaglia; ci fu eccome! Se ti arrendi a Krishna non significa che non dovrai fare la battaglia, ma significa che la vincerai. Vincerai una grande battaglia.”

B.V.Atulananda Acarya Swami




mercoledì 5 dicembre 2018

"Gesù Cristo era un Guru" di A.C.Bhaktivedanta Swami Prabhupada


Il maestro spirituale fondatore del Movimento per la Coscienza di Krishna riconosce Gesù Cristo come “il figlio di Dio, il rappresentante di Dio…”il nostro guru…la nostra guida spirituale”, ma non risparmia parole dure a coloro che si proclamano suoi seguaci.

Lo Srimad-Bhagavatam afferma che ogni autentico predicatore della coscienza di Dio deve possedere tolleranza (titiksà) e compassione (karunà), due qualità presenti nel carattere di Gesù Cristo. Egli era così tollerante che non biasimò nessuno perfino mentre veniva crocifisso, ed era così compassionevole che pregò il Padre di perdonare proprio quelli che cercavano di ucciderlo. (Ovviamente non potevano ucciderlo, ma avendone l’intenzione, si macchiarono di una grave offesa). Sulla croce Cristo pregò: “Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno”.
Un predicatore della coscienza di Dio è amico di tutti e Gesù illustrò questo principio insegnando il quinto comandamento, “Non uccidere”, ma i cristiani travisano la sua istruzione. Credono che gli animali non abbiano l’anima, perciò si sentono liberi di ucciderne a milioni nei mattatoi. Sono numerosi coloro che si professano cristiani, ma è davvero molto difficile trovarne uno che segua alla lettera le istruzioni di Gesù Cristo. Un vaishnava è infelice nel vedere gli altri soffrire, e Gesù Cristo accettò di sacrificarsi per liberare il prossimo dalla sofferenza, ma i suoi seguaci sono così sleali da pensare: “Lasciamo che soffra per noi e continuiamo a peccare”. Amano a tal punto Cristo da dirgli: “Mio caro Gesù, siamo troppo deboli per abbandonare le nostre attività colpevoli, quindi, per favore, soffri tu per noi”.
Gesù ha detto “Non uccidere”, ma i suoi seguaci hanno deciso di uccidere comunque e aprono grandi mattatoi altamente meccanizzati. “Se pecchiamo, Cristo soffrirà per noi”. Questa è la loro abietta conclusione. Cristo può assumersi le sofferenze dovute ai peccati pregressi dei suoi devoti, ma essi devono innanzitutto ragionare con profonda onestà: “Perché Gesù deve pagare per i miei peccati? Sono io che devo smettere di peccare”.
Supponiamo che il figlio prediletto di un uomo commetta un omicidio e pensi: “Se mi arrestano sarà mio padre a soffrire al posto mio”. La legge lo permetterà? Quando l’omicida viene preso e dice, “No, no! Rilasciate me e arrestate mio padre, sono il suo figlio prediletto”!, la polizia accoglierà la sua stupida richiesta? Lui ha commesso l’omicidio ma pensa che suo padre dovrebbe subire il castigo! E’ una proposta ragionevole? “No. Tu sei l’assassino, tu devi essere condannato”. Quando commettete atti peccaminosi siete voi a patirne le conseguenze, non Gesù. Questa è la legge di Dio.
Gesù Cristo era una personalità davvero grande, il figlio di Dio. Non aveva difetti, eppure fu crocifisso. Voleva dare a tutti la coscienza di Dio, ma in cambio fu messo in croce. Erano così ingrati! Non riuscivano ad apprezzare la sua predica. Noi invece l’apprezziamo e onoriamo Gesù come rappresentante di Dio. Egli dovette adeguare il proprio messaggio al tempo, al luogo e alla circostanza in cui predicò, ma è senz’altro il rappresentante di Dio, quindi lo veneriamo e gli offriamo i nostri omaggi.
Una volta, a Melbourne, un gruppo di sacerdoti cristiani venne a farmi visita. Mi chiesero cosa pensassi di Gesù Cristo e si mostrarono contenti quando risposi: “E’ il nostro guru. Predicava la coscienza di Dio, quindi è il nostro maestro spirituale”.
In realtà, chiunque predichi le glorie di Dio deve essere accettato come guru. Gesù era una grandissima personalità; non dobbiamo crederlo un uomo comune. Le Scritture dicono che chiunque consideri il maestro spirituale un uomo comune ha una mentalità demoniaca. Se Gesù fosse stato una persona ordinaria, non avrebbe potuto diffondere la coscienza di Dio.